Quando accendo il Parco

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Visita alla Serpara, il giardino di sculture e natura di Paul Wiedmer a Civitella d’Agliano, vicino Viterbo.

Sapevo che il bambù fiorisce ogni cento anni contemporaneamente in tutto il mondo, come se il bambù di tutto il mondo fosse un unico bambù. Sapevo che il bambù è un’erba, non una pianta. Sapevo che il bambù non si deve assolutamente piantare vicino alle case perché la sua crescita, quasi visibile ad occhio nudo, anche più di tre cm all’ora, può certo destabilizzare una casa e le sue fondamenta. Ma non sapevo che il bambù, quando fiorisce, muore, subito dopo. Difficilmente riesce a rinascere vicino alle proprie spoglie. E così la voce di Samuele si colora di malinconia e un increspatura di tristezza ci attraversa, alla vista del bambù fiorito, il suo preferito, quello a strisce verdi alternate. Un segmento verde e uno chiaro, e un altro verde, una bellezza strana, come se qualcuno si fosse divertito a costruirlo così, come un twist, girando un pezzo alternativamente. Un lego preistorico, a strisce di verde intermittente… chissà.
Forse Samuele, artista visivo che ci fa da guida nel giardino della Serpara, potrebbe multarlo per eccesso di velocità. Sì, perché Samuele Vesuvio ha creato degli autovelox per fare le multe agli animali e ai pesci che corrono troppo in fretta. Un modo per finanziare il parco della Serpara, dice serio. Le sue opere sono veri autovelox che multano pesci fantasiosi, da lui disegnati, che sfrecciano come figurine colorate sul fiume, nel piccolo schermo video dell’autovelox installato tra le piante. Opere che misurano la velocità con cui si sposta la terra, e si sa la terra erra, o l’acqua.

Parco della Serpara
Parco della Serpara

E così si entra in un parco delle meraviglie dove la natura e l’arte crescono insieme, in armonia giocosa. E il fuoco che esce dalle sculture? Il fuoco c’è solo quando accendo il parco! Ci rassicura Samuele. Ah, allora… meno male, tutto a posto. Due artisti all’anno sono invitati a dialogare con il luogo e a creare un opera, una scultura, una installazione che si compenetri con la natura del parco. È sempre difficile ricreare uno spazio con le parole, ma si può evocare, e poi sarà necessario varcare 'fisicamente' la porta di accesso al parco e sentire con il proprio corpo. L’atmosfera cambia, il cancello cancella, e separa. Cancella il prima di entrare e il dopo. Per un nuovo entrare, un passo e sei di là. Oplà. In un giardino incantato che esplode contenuto in visioni di odori e ascolti di nature diverse, racconti sussurrati dalle piante per il visitatore viandante. E allora nel bosco di bambù è necessario inchinarsi per leggere cosa c’è scritto su un cuscino verde fatto di pietra. Però. Un cuscino a terra, tra le foglie secche, che sembra morbido ma è di marmo verde della Bosnia. Ti inchini per leggere, per scoprire cosa c’è scritto, e scopri che, sì, sì avvicìnati, avvicìnati, c’è scritto… sayonara, e piegandoti fai il gesto che leggi. Ti inchini e saluti, come i giapponesi fanno. Questa l’opera dell’artista John Greer.

Parco della Serpara
Parco della Serpara

Ti abbassi proprio dove il bambù fa sentire la sua altezza, una cattedrale verde e chiara dove si respira la verticalità. E ancora in cammino nel parco, alla scoperta del caos e dell’ordine, un prato dove l’erba è alta e lasciata crescere in favore di api e farfalle, tante, vicino al prato tagliato, rasato, ordinato. Spoglio di colori. Che contrasti. E più giù ti attrae il suono del fiume che scorre vicino ad una pietra enorme, ombrosa e alta, e scopri, immersi nel fiume, piccoli mulini dell’acqua, in legno di bambù, opera dal titolo Acqua sonante dell’artista viterbese Massimo De Giovanni. Il mulino suona, un carillon sottile, e le note si espandono e vibrano nell’acqua e nell’aria. La roccia ha una piccolo passaggio e si apre all’interno come una grotta aperta, spaccata, al sole. Umido, muschi e terra bagnata. Alzo lo sguardo e vedo una ragnatela e viene un haiku:

La ragnatela
Cattura il sole!
nella Serpara

Il tempo si dilata, il respiro si amplia e arriva in lontananza un Sioux dai bianchi capelli, no, si avvicina, non è un Sioux, un grande Capo Indiano, no. È Paul Wiedmer che ha creato questo luogo, casa e chiesa laica dell’arti e della natura. E il nostro tour prosegue tra visioni naturali e manipolate con cura dall’uomo faber, piccoli moderni altari votivi in onore di mucche preistoriche che lì abitavano. E la Porta, la rete da calcio installata dietro un albero-portiere in un luogo dove si può giocare solo tra gli alberi, una impossibilità. O forse la porta è installata lì per giocare una partita non usuale con nuove regole? Forse gli animali del luogo potrebbero inventare un nuovo gioco del pallone, ah, sì giusto… lo hanno già fatto.
E poi ancora e ancora, altre opere, per lo stupore e il gioco della mente e del cuore. Semi portati dai viaggi dalla madre di Samuele, semi di piante che sono ora alberi floridi: due ginkgo biloba dalle foglie-ventagli, giovani come puledri, ci accolgono nella loro guizzante ombra. Poco più in là una piccola quercia della muraglia cinese sta appoggiata ad una pietra verticale. Se l’avessero saputo alla dogana cinese forse quel seme non sarebbe fiorito qui, ora. E questo seme c’è. Di arte, cultura, natura qui, un seme che germoglia e cresce per lo stupore dello spettatore in cammino, che si sorprende della varietà del mondo, nel macro micro cosmo. E le opere d’arte contemporanea portano con sé sempre un certo spiazzamento, una piccola inquietudine anche. Non tutto brilla, l’ombra risuona. E forse, solo dopo la visita, per nutrire la parte intellettuale dell’emisfero destro del nostro cervello, dopo qualche ora e fuori dal giardino, potremo sfamare la parte logica di noi, che reclama la sua razione a gran voce e pensiero, e la potremo incantare e incatenare con la lettura di un libro che narra l’arte contemporanea per farla diventare un gioco più vicino.

Parco della Serpara
Parco della Serpara
Parco della Serpara

E poi ti trovi di fronte le Miss di Severin Muller, sculture di donne a grandezza umana in pose statuarie, femminili, ritratte dall’artista facendosi ispirare da una cartolina che raffigurava le miss della Germania degli anni ‘70. Lui le aveva costruite in legno chiaro, bionde e algide in pudici costumi interi di colore celeste avion. E la natura del legno, con l’esposizione al sole e agli agenti atmosferici, è cambiata, le ha rese prima abbronzate e poi nere, ma nere nere, come africane, come ugandesi. Da miss bianche a miss nere. Il mondo si trasforma, la natura modifica le cose e il tempo gli eventi. Che gita! che vita lì alla Serpara. Che guida.
E poi ci sono piccoli stagni con le ninfee, e i pesci rossi, quasi sei in Giappone e l’haiku si sposa con la visione:

antico stagno
una rana si tuffa
rumore d’acqua
Parco della Serpara
Parco della Serpara
Parco della Serpara

e ancora l’acqua in un dettaglio, una vasca e un tubo dritto che esce dal muro per far scrosciare l’acqua fresca… e se sopra il tubo Samuele ci disegna un fumetto, un simpatico cane… ecco che il tubo diventa il suo pipì o uno stilizzato pisello…. uau che bello! Che bei contrasti! dallo zen allo zin zin, plin.
E andando via e salutando il luogo

Silenzio
il suono delle cicale
graffia la pietra

E quindi ad un’ora circa da Roma c’è un giardino delle meraviglie. E non è un caso che lì vicino ci sia Bomarzo e il suo parco, dei mostri cosiddetti, che però non son mostri, sono un percorso iniziatico e alchemico-esoterico. E non è un caso che lì vicino ci sia l’oasi del WWF di Alviano, dove gli animali e gli uccelli trovano rifugio. Una nuova formula d’arte e natura quella del giardino della Serpara, che ha legami antichi però. Il tipo di giardino o parco cambia, ma il sottotesto o pensiero-sentimento che c’è sottotraccia, è lo stesso: la ricerca filosofica dell’uomo, il dialogo con la sua natura e con la natura. In questo giardino delle delizie il dialogo diventa un vero dialogo: un dialogo che crea nuove esperienze.

INFO: https://www.serpara.info

Simona Verrusio, regista e perfomer, co-fondatrice dell'Associazione di Promozione Sociale Piedi Nudi, ha visitato la Serpara nel luglio 2018, in occasione del suo Laboratorio 'Haiku Dance' - la poesia giapponese e il movimento della Contact Improvisation, condotto insieme al danzatore Marco Ubaldi, e organizzato dalle 'Giuggiole - Esperienze d’arte in natura', con Gioia Marchegiani, che ha proposto un workshop di Acquarello poetico in natura. Hanno soggiornato al Podere Porcino, poco distante da Civitella d’Agliano, altro luogo immerso nella natura e sede del Teatro Null.

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