"Siate gentili"

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George Saunders parla agli studenti della Syracuse University.

Foto Debbisanna

Se c’è una cosa di cui Saunders, guardando indietro, si pente, è il non essere stato sufficientemente gentile quando avrebbe potuto. Cose piccole, a volte insignificanti, come una bambina che arriva in classe e nessuno le parla, se non per prenderla in giro. Niente di tragico, che però ancora spiace. Ma d’altra parte, secondo l’autore, la gentilezza, il più prezioso dei valori, lo s’impara col tempo.
«Dal momento che, a mio parere, la vostra vita sarà un percorso che vi vedrà diventare sempre più gentili e affettuosi, sbrigatevi. […] Scoprite cosa vi rende più gentili, cosa vi libera e fa emergere la versione più affettuosa, generosa e impavida di voi stessi – e cercatelo come se non ci fosse niente di più importante. Fate tutte le altre cose, ovviamente, quelle ambiziose – viaggiate, diventate ricchi, famosi, innovate, dirigete, innamoratevi, guadagnate e perdete patrimoni, nuotate nudi nei fiumi della giungla selvaggia (dopo aver escluso la presenza di cacca di scimmia) – ma nel frattempo, per quanto possibile, abbondate in gentilezza. Fate le cose che vi orientano verso i grandi interrogativi, ed evitate quelle che vi svalutano e vi rendono banali. […]
E un giorno, fra ottant’anni, quando voi ne avrete cento e io centotrentaquattro, scrivetemi due righe, fatemi sapere com’è andata la vostra vista. Spero direte: meravigliosa.
»

Elogio della gentilezza, George Saunders agli studenti della Syracuse University, 11 maggio 2013

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