"Era sera, arrivammo da Sharm col bus della notte, i visi appiccicati ai finestrini come due bambine, dalle due parti opposte del mezzo, schermandoci dalla luce con le mani per vedere le stelle. Incuranti di sembrare pazze ai passeggeri indifferenti che condividevano con noi quell'autobus attraverso il deserto. Odore di plastica sparato fuori dai bocchettoni dell'aria condizionata sopra le teste.
Alla desertica autostazione di notte, solo gli autisti delle jeep-taxi a fare la lotta per accalappiarsi i passeggeri, salendo addirittura sul mezzo prima che gli altri potessero proporsi per un passaggio dal marciapiede. Non appena misi piede fuori dalla jeep che ci portò al primo albergo in stile beduino, avvertii la rara sensazione di essere arrivata a casa. Stavo aleggiando in uno stato raro di semiestasi. Tale sensazione mi venne riconfermata più e più volte nei giorni successivi, esplorando la cittadina di mare, in origine villaggio beduino, schiacciata tra il Mar Rosso, una laguna ancora vergine e il deserto aperto subito alle spalle. Quello era il posto che avevo cercato fin dall'inizio del mio viaggio.
Un posto di nome Dahab ("oro", in arabo), dove mi sentivo a casa, non volevo lasciarlo. La cittadinanza di Dahab è composta da 5.000 tra egiziani e stranieri e 7.000 beduini. Questi ultimi rappresentano la popolazione originaria della zona, nomade per millenni, mai realmente integrata nello stato egiziano, che pare non provvedere neppure a un suo corretto censimento. Così com'è avvenuto per i berberi in Marocco, e per altre etnie nomadi del Nord Africa, di recente il beduino ha perso gran parte della sua natura nomade per adattarsi all'avvento del turismo, nuova comune fonte di guadagno e sopravvivenza. Avvistare donne egiziane per la strada è quasi più raro che vedere la pioggia nel deserto. Le straniere sono turiste di passaggio o le poche pioniere trasferitesi in paese da breve o lungo tempo, mentre le egiziane mogli di tutti quegli uomini al lavoro restano in compagnia delle famiglie nelle città d'origine, a crescere i figli, lontane dai luoghi turistici non propriamente ben visti dalla mentalità più tradizionale.
Dahab è al giorno presente ricoperta, sui pochi metri che separano il lungomare dall'acqua, dai cosiddetti bar in stile beduino: localini modesti e romantici allestiti semplicemente con sentieri di tappeti, cuscini e tavolini bassi per consumare bibite e pasti a terra. Di quando in quando, tra stuoie e arazzi, lo spazio per un falò. I tetti sono semplici strutture di canna, corda o ombrelloni in legno aperti e uniti insieme, da cui pendono lampade di vetro grosso colorato, di cartone, pendagli beduini in ferro battuto e veli di seta abbandonati all'orchestrazione del vento. A tutte le ore, dalla postazione sui tappeti, il mare offre un ventaglio di colori diversi, e così le montagne dell'Arabia Saudita, ad appena venti chilometri dalla costa. Il rosso delle loro rocce offre uno spettacolo cangiante dalle prime luci dell'alba all'incredibile tramonto; ogni singolo giorno lo spettacolo di ripete snocciolando tonalità in fila come un rosario. Lo stesso avviene al lato opposto, verso ovest: là si apre il deserto e, oltre, gli antichi monti del Sinai: durante il tramonto, quando cala la luce, è possibile avvistarne fino a sette strati sovrapposti.
Procedendo verso sud di Dahab s'incontra la laguna, una zona di un turchese molto più chiaro di quello del mare. Si estende fino a diventare una lama azzurra che dà l'impressione di sostenere il deserto da sotto. Nei giorni di vento, da lontano, le poche imbarcazioni e le vele paiono surfare direttamente sulla sabbia del Sinai. L'effetto miraggio mozza il fiato. Procedendo invece verso nord, dopo la cittadina asfaltata e più predisposta ad accogliere i turisti, si apre El Assala, l'antico villaggio beduino, in cui con millenaria pazienza ogni giorno schiere di capre svolgono la loro mansione di unici netturbini. Il villaggio è tuttora ricoperto dalle abitazioni degli ex nomadi, ora in muratura, coi cammelli parcheggiati fuori dalle porte o liberi di scorrazzare come persone insieme a capre coi sacchetti in bocca, cavalli e bambini. Non come me, sanno sempre esattamente dove stanno andando. L'odore del deserto avvolge tutto, secca il naso e le labbra e in breve tempo crea quella penetrante dipendenza che costituisce le fondamenta del mal d'Africa.
Il deserto del Sinai spinge dentro gli occhi. Vuole entrare e renderti di polvere. Gli sguardi neri degli uomini di qua stregano come le sirene facevano coi marinai. Chiunque di loro con il suo abbraccio grande potrebbe proteggerti per sempre dai fastidiosi richiami degli altri, dalle battutine per la strada, dai prezzi alzati per te, dai clacson, da tutti i seccatori...
Vivere in quest'incanto è vivere una vita spostata. Sforzarsi di ricordare chi si era alla partenza diventa ogni giorno più difficile. Tenere un diario non ferma l'inevitabile metamorfosi. Gli obiettivi che si avevano, il campanello d'allarme dell'istinto di fuga iniziale di fronte a tanta differenza, il recalcitrare della personalità durante l'adattamento, tutto rischia di venire soffiato via dal vento caldo, levigato dal deserto, offuscato dentro il suo immaginario abbraccio forte e i suoni afrodisiaci della lingua più complessa e impenetrabile del mondo. E la rigidità dei piani e dei limiti di tempo si scioglie nell'acqua del Mar Rosso sopra la visione della barriera e dei giardini di corallo."
Sonia Serravalli
Il Libro
L'ORO DI DAHAB, edito da Edizioni Il Filo, 2007
Indirizzi utili
- Ente del Turismo Egiziano - Via Bissolati 19 Roma Tel. 06 4827985
Fax. 06 4874156
- Consolati egiziani in Italia: Roma, presso l'ambasciata, Via Salaria,
267 Tel. 06 8416387 - Milano, Via Porpora, 26 Tel. 02 29518194
Come arrivare
Principali aeroporti sono al Il Cairo, Alessandria, Assuan, Luxor, Hurghada,
Sharm El Sheikh. Voli di linea regolari di Alitalia e della compagnia di bandiera
Egypt Air collegano l’Italia con Il Cairo. Dahab è 85 km a nord
di Sharm el-Sheikh nel Golfo di Aqaba, non lontano dall'estremità meridionale
della penisola del Sinai. Dahab è raggiungibile quotidianamente da Sharm
el-Sheikh, da Il Cairo e Suez in autobus.
All'interno del paese il modo per spostarsi può essere l'autobus, il
treno, il cammello, l'asino e il cavallo. Gli autobus collegano tutte le città
del paese e i 5000 km di ferrovia congiungono tutti i centri abitati egiziani
tra Assuan ed Alessandria.
Esiste anche un servizio di taxi collettivi da una città all'altra, nei
pressi delle stazioni ferroviarie e degli autobus.
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