Quando si pensa alla Val Tiberina, la prima cosa che viene in mente è il suo silenzio e una natura dolce: lavanda, rose e vigneti, casali e pieghe di colline, cipressi e borghi fortificati che poi non è natura ma capacità e costanza dell’uomo a conformarla a suo vantaggio. Quando si pensa ai paesaggi si pensa a Piero della Francesca, perché le armonie di certe valli hanno la calma incantata dei suoi dipinti, perché gli olivi e i boschi hanno un gioco di luci e colori che alterna le argentee sfumature degli antichissimi uliveti alle verdi e rosse tonalità dei vigneti, in continuo e naturale rinnovamento come nei disegni di Leonardo.
È tutta poetica la pianeggiante campagna aretina, cinta a semicerchio da colline sparse di case coloniche e ville, che succede ben presto, la ripida salita a curve tra coltivi, vigneti e oliveti. Siamo al bivio per Monterchi quando la statale Senese-aretina volge a nord tra le colline, affacciandosi con bel panorama alla valle del torrente Sovara. Al ventottesimo chilometro una diramazione a sinistra conduce ad Anghiari che si presenta al viaggiatore con il suo caratteristico aspetto medievale, sistemato su di una scarpata a dominio della valli del Tevere e del Sovara, formato da un nucleo antico, in alto, raggruppato entro la cinta delle mura, e da una parte moderna sviluppatasi ai lati delle strada rettilinea che scende al piano sottostante. Il borgo antico è articolato attorno alla scenografica piazza centrale e casette in pietra, piccole piazze, vicoli, scale e slarghi assai suggestivi, torri e chiese che conservano capolavori di pittura e di scultura.
Tutto il centro storico offre ad ogni angolo scorci panoramici e belle prospettive. Il disegno urbanistico è raccolto lungo la ripida ruga che attraversa il paese rendendolo unico ed inconfondibile. Dopo la conquista fiorentina nella celebre Battaglia di Anghiari, (affrescata da Leonardo Da Vinci in Palazzo Vecchio, quando si riaffermò l'egemonia fiorentina sulla Toscana. Della battaglia di Anghiari ne vennero decantate le gesti per molti anni tanto che la vicenda trovò fonte di ispirazione anche in Piero della Francesca, che negli affreschi di S. Francesco in Arezzo rappresenta la Battaglia di Ponte Milvio tra Massenzio e Costantino), il rinascimento si inserì nel tessuto medievale in un accostamento di stili e di gusti decorativi che dà carattere particolare ai ripidi vicoli e alle piazzette del centro storico.
L’antica torre dell’orologio detta la direzione per raggiungere piazza del Popolo, nucleo più antico dell’abitato con il medievale Palazzo Pretorio. Più in basso sta la chiesa delle Badia, fondata dai Camaldolesi nel 1104 e rifatta nel Quattrocento. Sotto alla Badia si distende il caratteristico quartiere edificato tra il XIII e il XV secolo: cuore dell’area è piazza Mameli, con il bel palazzo Taglieschi che esemplifica la riqualificazione edilizia rinascimentale, sede del Museo Statale che raccoglie testimonianze artistiche di notevole pregio (una Madonna in legno policromo di Jacopo della Quercia, terracotte robbiane e un organo positivo da tavolo del '500 ancora funzionante) e il Museo della Tradizioni popolari e agricole della Val Tiberina.
Fra i Musei di Anghiari, il Palazzo del Marzocco edificio situato nella Piazza del Borghetto, sede del Centro di Documentazione della Battaglia d'Anghiari. Nei saloni situati al piano terreno, con ingresso da Piazza Mameli, si tengono mostre temporanee. Il centro di Documentazione della Battaglia di Anghiari, offre al viaggiatore la possibilità non solo di conoscere un vento storico che ha segnato la storia del luogo. Sulla scia della preziosa memoria leonardesca nella prima delle sale del Marzocco, aperte ogni giorno, i visitatori possono essere accompagnati alla visita di un plastico che riproduce il campo della famosa battaglia così come è uscito dalle mani di Maurizio Prussi che ha collocato nell'ampia pianura di Anghiari una scena animatissima della fase finale della Battaglia: 2200 uomini, cavalli e strumenti di guerra in lega piombo e stagno, e bandiere tutti colorati a mano. Nella seconda sala è documentata, in riproduzione anastatica, una serie di disegni che, in seguito all'incarico affidatogli nel 1503 da Piero Soderini, gonfaloniere della Repubblica Fiorentina, Leonardo realizzò per la preparazione del già ricordato dipinto murale con la scena della Battaglia di Anghiari. A tutto ciò aggiunge fascino la campagna tiberina, verso la quale l’abitato si proietta attraverso ampi e ariosi panorami.
Sorge poco fuori Anghiari sulla strada per il valico di Scheggia la Pieve di Sovara, questa bella chiesa del IX-X secolo, rifatta del Quattrocento, preziosa per le linee romaniche e le tre absidi originarie. Più avanti il duecentesco castello di Montauto, legato a memorie francescane, che raccontano come San Francesco sia di qui passato nel 1224 donando al conte Alberto di Ranieri Barbolani il proprio vestito, lo stesso che indossava quando fu stimmatizzato (dal 1503 in Ognissanti a Firenze). Montauto era sede già in epoca etrusca di insediamenti atti allo sfruttamento delle ricche miniere di rame del suo territorio. Fu poi sede di una torre di avvistamento romano-bizantina e feudo di Goffredo, figlio di Ildebrando, al quale l'imperatore Ottone I confermò nel 967 questi possedimenti nell'Alta Valtiberina. Il castello era il più potente della zona, con tre cinte murarie e un possente corpo centrale dotato di mastio. La sua importanza era principalmente dovuta alla posizione: posto su un’ altura di oltre 700 metri dalla quale il dominio sui territori circostanti era totale, risultava inespugnabile, rivolto con due lati verso lo strapiombo della valle del torrente Sovara, protetto dalle rocce della montagna e con il fronte rivolto all'unica via di accesso. Fu riedificato in epoca rinascimentale, il cui segno più evidente è la bella torre d'angolo tronco-conica con forte scarpatura, rivolta alla via di accesso, attribuita all'architetto Francesco di Giorgio Martini. Le bifore in pietra e le rifiniture delle logge sono appena successive, quando il castello divenne villa padronale. Montauto possiede una chiesa con bel portale scolpito e fronte esterno fortificato. Tutto il complesso è ancora oggi proprietà della famiglia dei conti Barbolani da Montauto.
Per la posizione strategica il castello di Montauto fu crocevia di traffici da sud a nord e fra l’Umbria e Toscana. Nelle vicinanze sono presenti due ville fortificate, anch'esse private, la 'Barbolana' di origine cinquecentesca e il 'Castello di Galbino' nata su un pre-esistente fortilizio medievale. Al valico della Scheggia la strada per Arezzo ed Anghiari incrocia il sentiero 50, un sentiero di costa che i pellegrini percorrevano dal Santuario della Verna per scendere verso Arezzo, Cortona, e il Lago Trasimeno. Il maniero non è più inespugnabile come un tempo: ci si arriva comodamente a piedi (un’oretta) utilizzando lo stesso sentiero che percorse San Francesco nei suoi pellegrinaggi in alta Val Tiberina (a Montecasale città di Piero della Francesca). Il sentiero è percorribile anche in bicicletta e a cavallo. Dopo il bivio per Anghiari la statale sale tortuosamente la costa di Volterrana, quindi si affaccia alla Val Tiberina e scende ad attraversarne il piano.
Passato il Tevere si entra a Sansepolcro nel vasto anfiteatro ai piedi dell’Alpe della Luna, un'atmosfera selvatica, incontaminata, ricca di boschi secolari punteggiati da monasteri e siti archeologici. Piccola, antica città d’arte, ha caratteri urbani prevalentemente caratteri rinascimentali, pregevoli monumenti e alcuni capolavori del suo figlio più importante, Piero della Francesca. Centro di Sansepolcro è la piazza Torre di Berta con accanto il Duomo, complesso organismo romanico-gotico della prima metà del sec. XI, centro spirituale della città che conserva grandi opere, tra cui due dedicate alla Resurrezione. Tappa fondamentale della visita alla città è il Palazzo Pretorio, oggi Museo civico nel quale sono raccolti i capolavori di Piero, il polittico della Misericordia, con la Crocifissione (1462), S. Giuliano e la celebre Resurrezione.
Sul lato opposto della Piazza S. Francesco si affaccia la chiesa di San Francesco di fronte alla quale vi è la casa di Piero della Francesca, bel palazzo quattrocentesco ora sede del Centro studi e della Fondazione che porta il suo nome.
Debora Sanna
Passa il fine settimana in Val Tiberina
Partenza in pullman da Milano/Bologna/Firenze, con accompagnatore e storico
dell’arte.
Periodo: Primavera-Estate 2007 (3 giorni/2 notti)
Prenotazioni: redazione@viaggiatori Scarica il programma (PDF 400K)
Info
- Comune di Anghiari, Piazza del Popolo, 9 Tel. 0575 789522
- Ufficio Turistico Pro Loco, Corso Matteotti, 103 Tel. 0575 749279
- APT Provincia di Arezzo, Piazza della Repubblica, 28 Tel. 0575 377678
- Museo Statale di Palazzo Taglieschi, Piazza Mameli, 16 Tel. 0575 788001
- Centro di Documentazione della Battaglia di Anghiari, Piazza Mameli,
1 Tel. 0575 787023
Come arrivare Strade Grande Comunicazione: E45 con casello a Sansepolcro (8 km) Strade Statali: SS n. 73 Senese-Aretina Strade Provinciali: SP della Libbia, altre provenienti da Caprese Michelangelo,
da Sansepolcro e dalla SS n. 73 In treno: Ferrovia: Ferrovia Centrale Umbra Perugia-Sansepolcro, con
stazione a Sansepolcro distante 8 km. - Ferrovie dello Stato, Stazione di Arezzo
Servizio FS-Informa 848 888088 - Ferrovia Centrale Umbra, Stazione di Sansepolcro
Tel. 0575 742094
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